Dal mondo contiguo dei security manager, incassato il riconoscimento da parte del DL 269, arrivano spinte per ampliare il riconoscimento della “loro” certificazione anche ad altri ambiti di competenze regolamentate come, ad esempio, lo stesso D.lgs 81 per i rischi atipici, in una logica visione di integrazione tra security e safety. D’altronde, la UNI 10459 è tuttora considerata un esempio all’avanguardia da altri Paesi europei che hanno sviluppato solo adesso la nozione di “sicurezza partecipata” sotto la spinta del terrorismo internazionale, mentre in Italia gli “anni di piombo” avevano portato alla pubblicazione già nel 1990 di una norma che definiva le competenze di privati cittadini chiamati a partecipare alla sicurezza delle persone e dei beni, di competenza esclusiva dello Stato. Dulcis in fundo, è stata pubblicata di recente la versione in italiano della EN 16763, l’attesa norma europea sui sistemi antincendio, sicurezza e videosorveglianza.

I suoi effetti riguardano l’organizzazione delle aziende di ogni dimensione che progettano, installano e mantengono i sistemi, con una puntuale definizione delle competenze che le persone fisiche preposte alle diverse attività dovranno dimostrare di possedere.

Sarà il mercato, trainato dalla grande utenza, a richiedere ai fornitori la certificazione del possesso dei requisiti previsti dalla EN 16763, perché contribuirà a dimostrare l’adeguatezza dei sistemi per la tutela dei dati personali dei terzi prevista dal GDPR, ma è soprattutto un passaggio fondamentale per la tutela dei consumatori, oggi esposti alle lusinghe di improbabili fornitori che spingono, talvolta con campagne pubblicitarie martellanti, soluzioni di ancora più improbabile affidabilità ed efficacia per la sicurezza delle case e delle persone. Sarà una svolta vera, in un settore che ritrova la propria ragion d’essere nella qualità dei sistemi, dei processi e delle persone, troppo spesso mistificata e disattesa per seguire incompatibili motivazioni commerciali? Lo si vedrà nei prossimi mesi.

 

 

Privacy sulla videosorveglianza 

                                                                                           

L’installazione di telecamere di sorveglianza sul posto di lavoro è uno dei temi più delicati e interessanti in ambito Privacy, perché si colloca a metà strada tra la tutela dei beni e dei dati aziendali (e la protezione dei dipendenti) e la tutela della privacy del personale ripreso

In realtà le regole che definiscono la possibilità di installare telecamere sul posto di lavoro, la modalità con cui riprendere i dipendenti, le misure e le procedure da adottare parlano chiaro e vanno seguite alla lettera.

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  Certificazioni, nella sicurezza

A giudicare dai movimenti in corso, sembra sia stata riscoperta nel mondo della sicurezza l’importanza della certificazione delle competenze delle figure professionali e dei requisiti delle aziende che operano nel settore. Dopo un percorso piuttosto travagliato, è stata pubblicata da poco la Norma UNI 11697 sui requisiti dei Data Protection Officer (DPO) che, alla luce delle incombenze previste dal GDPR 679/2016, si possono considerare a pieno titolo tra gli operatori di sicurezza (e non solo di quella informatica).

La prossima entrata in vigore del Regolamento segnerà un passaggio epocale per l’intero sistema della certificazione volontaria delle figure professionali, delle organizzazioni e dei sistemi. L’imposizione per legge di misure finalizzate a garantire la tutela dei dati personali - fra le quali l’adozione di “adeguate” soluzioni per la sicurezza globale (fisica e informatica) che non potranno venir definite tali se non esibendo il riscontro del possesso dei requisiti previsti dalle diverse “regole dell’arte” - avrà effetti sul sistema assimilabili a quelli del DL 269/2010 per la vigilanza privata e, per altri aspetti, del D.lgs 81/2008 per la sicurezza dei luoghi di lavoro.

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